Maria Falcone ha espresso profondo rammarico per un commento attribuito a Marco Travaglio, pubblicato sulla rubrica ‘Ma mi faccia il piacere’ del Fatto Quotidiano. La replica della sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra è arrivata tramite i canali social della fondazione in memoria di Giovanni Falcone.
Il punto di attrito riguarda un passaggio tratto da un articolo del Foglio, firmato da Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala, che sosteneva che Giovanni Falcone non avrebbe mai cenato con Valter Lavitola. Travaglio, commentando l'articolo, aveva liquidato la questione con la battuta: «Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti». Maria Falcone ha ritenuto questa affermazione «indegna» e un esempio di «cattivo giornalismo», basata su una semplificazione eccessiva.
La donna sottolinea che suo fratello non era coinvolto nel governo di Andreotti, ma lavorava per lo Stato italiano. La polemica si concentra sulla necessità di un approccio più rispettoso e accurato alla memoria di Giovanni Falcone e delle sue azioni, evidenziando la complessità del contesto giudiziario in cui operò.
L'episodio riaccende il dibattito sul ruolo della magistratura e dei giornalisti nell'interpretazione degli eventi legati alla lotta contro la mafia, mettendo in luce la sensibilità delle famiglie coinvolte e l’importanza di una corretta rappresentazione storica.