Malagò Commissario: La Tregua del Coni per Salvare la FIGC
Roma – Una tregua inaspettata, orchestrata dietro le quinte, potrebbe evitare il collasso della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e un ulteriore commissariamento. Come riportato da Panorama, il Coni, guidato da Andrea Buonfiglio, ha deciso di affidare nuovamente a Giovanni Malagò la gestione della FIGC, con l'obiettivo di organizzare nuove elezioni entro tre mesi. La mossa, apparentemente paradossale, è frutto di un delicato equilibrio di potere e di una diffida reciproca.
La Crisi alla FIGC
La situazione era diventata insostenibile: l'elezione di Malagò, sostenuta dalla Lega Serie A, aveva scatenato una reazione al Coni. Buonfiglio, con la consapevolezza che un ulteriore mancato intervento avrebbe potuto mettere in discussione anche il ruolo del Coni stesso (e quindi il Governo), ha optato per questa soluzione pragmatica. L'obiettivo principale è quello di evitare un’ulteriore destabilizzazione del calcio italiano, già provato da una serie di controversie.
Le Condizioni della Tregua
Il mandato di Malagò, seppur ancora provvisorio, include l'organizzazione di nuove elezioni. Per farlo, dovrà dotarsi di una tessera qualsiasi e ricostruire il consenso intorno alla sua figura, che ha subito un deterioramento a seguito delle scelte compiute nei primi mesi del suo mandato. La Lega Serie A ha espresso chiaramente la sua posizione: “La Lega Calcio Serie A si dissocia…”, sottolineando l’inopportunità di un commissariamento che potrebbe destabilizzare ulteriormente il calcio italiano, in una fase delicatissima.
Il Ruolo di Simonelli e le Preoccupazioni Uefa
Anche Ezio Maria Simonelli, numero uno della Lega Serie A, è stato preso in considerazione per il ruolo di commissario. Tuttavia, il Coni ha preferito puntare su Malagò, riconoscendo la sua precedente esperienza e il supporto della Serie A. Le voci narrano che l'Uefa esprime preoccupazione per un intervento che potrebbe compromettere l'autonomia del calcio italiano.
Approfondimento
La decisione del Coni è dettata da una combinazione di fattori: la necessità di evitare il rischio di un ulteriore commissariamento, la pressione esercitata dal Governo (attraverso il Ministro dello Sport Andrea Abodi), e la consapevolezza che Malagò, nonostante le critiche, rappresenta ancora il punto di riferimento per la Serie A. La situazione è complessa e richiede una gestione attenta per evitare ulteriori destabilizzazioni del sistema calcistico italiano.