La gestione della sicurezza a Salerno, guidata dal sindaco Vincenzo De Luca, sta diventando un elemento di frizione all’interno dell'opposizione. L'approccio deluchiano, caratterizzato da misure assertive e talvolta considerate eccessivamente aggressive, ha scatenato una reazione a catena che va oltre le semplici divergenze politiche.
Reazioni Contraddittorie nel Partito
Il «lodo De Luca», come è stato battezzato, ha generato un gelo tra gli esponenti di Fratelli d'Italia che si sono affrettati a difendere l’operato del sindaco su televisioni e social media. Parallelamente, nel Partito Democratico cala il silenzio, interrotto solo da un tacito «niet» da parte di settori della minoranza che la settimana precedente avevano espresso posizioni contrarie alle iniziative promosse da Elly Schlein durante l'assemblea nazionale.
L’intervento dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che aveva già affrontato il tema con De Luca durante l'ultima Leopolda, è particolarmente significativo. Renzi esprime apertamente la sua preferenza per una maggiore presenza dello «sceriffo» al Viminale, dichiarando: «Mi sentirei più sicuro se oggi al Viminale ci fosse De Luca». Le posizioni all’interno dell’Avs sono radicalmente diverse, con rabbia e critica verso l'approccio adottato, mentre i centristi si mantengono in una posizione di attesa.
Clemente Mastella, figura di spicco del centrodestra, sottolinea il rischio che la questione della sicurezza possa nuovamente influenzare negativamente il voto. Riferendosi all'esperienza francese dopo il Sessantotto, evidenzia come «una volta persi i voti su voti», sia difficile recuperare terreno. La preoccupazione principale è quella di una perdita di consensi da parte di elettori che percepiscono una mancanza di attenzione alla sicurezza e alle esigenze della popolazione.