Il regime degli ayatollah si trova in una situazione sempre più critica a causa dell'incapacità di far transitare le sue esportazioni di greggio. Dalla metà del luglio scorso, l’Iran non ha superato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, come evidenziato dai dati della società Kpler. Le piccole quantità di petrolio caricate sulle petroliere rimangono bloccate nel Golfo Persico, segnalando un fallimento strategico per Teheran.
Un calcolo sbagliato e la ripresa occidentale
L'agosto ha visto un ulteriore crollo dei carichi iraniani, attestandosi a soli 255.000 barili al giorno, ovvero l’85% in meno rispetto alla media del febbraio-aprile. Parallelamente, Washington ha collaborato con i paesi arabi per facilitare il transito di una quantità significativa di greggio attraverso Hormuz, nonostante le provocazioni iraniane. Secondo TankerTrackers.com, citata dal Wall Street Journal, lo stretto ha registrato un flusso di cinque milioni di barili al giorno, con una minoranza proveniente dall'Iran.
La situazione si è ulteriormente complicata con l'aumento delle esportazioni attraverso terminali situati nel Golfo dell’Oman, come Fujairah negli Emirati Arabi Uniti. Questo ha permesso di recuperare oltre il 40% dei flussi petroliferi pre-guerra. L'Arabia Saudita ed Emirati hanno inoltre intensificato l'uso degli oleodotti che aggirano Hormuz, aumentando la pressione sul regime iraniano.
L’incapacità dell’Iran di far transitare il suo greggio ha conseguenze dirette sulle entrate del paese, fondamentali per sostenere l'economia e finanziare i programmi nucleari. La strategia di Teheran, basata sull'utilizzo del petrolio come leva politica, si sta rivelando inefficace, mentre Washington e i suoi alleati rafforzano il controllo delle rotte vitali per il commercio mondiale.