Mania Akbari: ‘Sono ancora al volante, cerco di dirigere la mia vita’
Spilimbergo, Friuli Venezia Giulia – Venerdì 30 settembre, alle ore 20:30, Palazzo Taddea ospiterà un evento dedicato alle pari opportunità con protagonista l’attrice iraniana Mania Akbari, celebre per la sua interpretazione nel film “Dieci” di Abbas Kiarostami. L'evento, organizzato dal Comune di Spilimbergo in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, vedrà la presenza del regista friulano Ferdinando Vicentini Orgnani, che presenterà il suo romanzo “Teheran senza ritorno” e il documentario “L’occhio indiscreto – Lontano da Teheran”.
Akbari, oggi residente a Londra, ripercorre la sua esperienza cinematografica, in particolare il film “Dieci”, dove interpretava una donna al volante che si muoveva per le strade di Teheran, conversando con dieci giovani. «Sto ancora guidando. Cerco ancora di dirigere la mia vita», afferma Akbari. «Ten’, prima di essere cinema, era la mia esperienza: le mie relazioni, la mia quotidianità. Non interpretavo un personaggio e non separo l’arte dall’esistenza: creo arte dalla vita e vita attraverso l’arte».
La trasgressione e la sfida alle convenzioni
L'attrice racconta di aver rotto le convenzioni sociali in una società patriarcale, divorziando e risposandosi. «Volevo essere donna, madre, moglie e artista senza che una sola identità mi definisse», spiega. «Ho proseguito questa ricerca in “Venti dita”, interrogando il potere nei rapporti fra uomini e donne». La sua figura, sullo schermo e nella vita privata, è diventata un simbolo di ribellione e autonomia.
Un’Iran che manca
Nonostante la sua esperienza a Londra, Akbari esprime nostalgia per l'intensità dei rapporti umani in Iran: «L’intensità dei rapporti umani: gli amori senza riserve, le amicizie che sanno di casa, le risate profonde. Qui a Londra forse c’è più sicurezza nelle strade, però mi manca quella sicurezza emotiva, il rifugio nella presenza dell’altro».
L'arte come strumento di cambiamento
Akbari sottolinea che l'arte può trasformare la coscienza collettiva e rendere immaginabile un mondo diverso. «Credo nel cinema come memoria critica e coscienza vigile», conclude. Riconosce la continuità della lotta per l’autonomia delle donne in Iran, evidenziando l'importanza di contestare il controllo del corpo e di rivendicare il diritto all’autodeterminazione.