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Kasia Smutniak: ‘Mustang’ Nasce da una Telecamera e dal Ricordo di Pietro

20 Ottobre 2026 • 2 min
Kasia Smutniak: ‘Mustang’ Nasce da una Telecamera e dal Ricordo di Pietro
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Indice

    Dalla Videocamera al Documentario: la Storia di ‘Mustang’

    Roma – Il nuovo documentario di Kasia Smutniak, intitolato ‘Mur’, sta per arrivare nelle sale cinematografiche il 23 novembre, grazie a Fandango e Luce Cinecittà. Ma la genesi del film è stata un viaggio nel tempo, iniziato con un oggetto apparentemente insignificante: una videocamera che ha segnato l’inizio di una storia d'amore e di avventura.

    Tutto è cominciato nel 2003 quando Pietro Taricone, allora compagno di Kasia Smutniak, decise di filmare i loro viaggi e momenti insieme nel Mustang, un angolo remoto del Nepal. “È tornato a casa dicendo che sarebbe figo andare, non ricordo perchè” racconta Kasia, senza intuire l’importanza che quell’oggetto avrebbe assunto. La videocamera è diventata la chiave narrativa del documentario, catturando l'essenza di un viaggio e di una relazione.

    Il film intreccia le immagini girate da Pietro e Kasia con il presente, mostrando la comunità locale del Mustang minacciata dallo spopolamento e il viaggio della figlia Sophie, che raccoglie lo sguardo del padre. “Ho cominciato a lavorarci seriamente nel 2018, ma in tutti questi anni ho sempre girato, in maniera consapevole e inconsapevole, pensando di documentare qualcosa che era interessante o importante per me”, spiega Kasia. Il momento decisivo è arrivato quando Sophie, ormai grande, ha chiesto: “Dov’è la telecamera di papà?”.

    “Era una di quelle videocamere che avevamo tutti nei primi anni Duemila, con cui si riprendevano i momenti delle nostre vite, i compleanni, le vacanze, le nascite, i viaggi. Sophie è partita con quella telecamera per il suo primo viaggio in solitaria in Mustang, senza di me questa volta. E nel momento in cui mi ha chiesto “Dov’è la camera di papà?” ho capito che quella sarebbe stata la chiave del racconto”. La produzione, guidata da Marella Bombini e Ilaria Fraioli, ha dedicato quasi un anno a ricostruire la storia attraverso il materiale girato, trasformando le immagini in un film profondamente personale e universale. Il documentario esplora temi come l'amore, la perdita e la trasformazione, offrendo uno sguardo intimo sulla vita di una famiglia e sul cambiamento di un luogo.

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    Nota di Trasparenza: Questo articolo è stato elaborato da un sistema di Intelligenza Artificiale basandosi sulla fonte originale: Repubblica. Leggi originale →

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