La crescente espansione delle infrastrutture di internet nel Pacifico, promossa da investimenti internazionali e dall’arrivo di tecnologie come Starlink, sta creando nuove opportunità per le organizzazioni criminali specializzate in truffe online. Dopo la chiusura dei centri operativi nel sudocastico asiatico, gli scam center, tradizionalmente radicati in Filippine, Cambogia, Laos e Birmania, stanno valutando l’isola di Tonga come potenziale nuova base operativa, sfruttando la connettività recentemente migliorata.
Il fenomeno è legato alla vulnerabilità istituzionale e normativa di alcune nazioni insulari del Pacifico. Paesi come Palau, le Isole Salomone e Tonga hanno visto un aumento della loro connessione a internet grazie a finanziamenti australiani e prestiti internazionali, ma la legislazione in materia di reati informatici rimane spesso inadeguata o insufficientemente applicata. Questa situazione crea un ambiente favorevole per attività illecite, dove i criminali possono operare con relativa impunità, nascondendosi dietro attività legali come alberghi o aziende di servizi online.
Non si tratta di una novità assoluta: nel 2017, 77 cittadini cinesi furono rimpatriati dalle Fiji dopo essere stati coinvolti in truffe online. In un caso specifico, lavoratori erano stati costretti a lavorare senza stipendio per oltre due anni in alberghi, mentre in Palau sono state rilevate attività di lavoro forzato in complessi residenziali. La recente scoperta di un gruppo di persone bloccate negli stessi alberghi per più di due anni evidenzia la necessità di una maggiore vigilanza e cooperazione internazionale per contrastare queste minacce.
Le autorità locali, consapevoli del rischio, stanno cercando di individuare i centri di truffe online prima che si consolidino. L'analisi delle vulnerabilità legali e istituzionali, come la presenza di normative deboli sui reati informatici o il potere frammentato delle forze dell’ordine, è fondamentale per prevenire l'insediamento di queste strutture. Il rapporto del 2025 identifica Papua Nuova Guinea e Timor Leste come aree ad alto rischio, sottolineando la capacità di adattamento dei gruppi criminali e la loro tendenza a sfruttare le falle normative.