Contesto Politico e Sociale
Le elezioni israeliane del 27 ottobre rappresentano un momento cruciale per il paese, tenute in seguito agli attacchi di Hamas del 7 ottobre e alla conseguente devastazione della Striscia di Gaza. Benjamin Netanyahu, primo ministro da quasi vent'anni, si candida per un settimo mandato, nonostante le accuse di crimini di guerra e corruzione che lo riguardano. Il sistema politico israeliano, basato su un sistema proporzionale e multipartitico, rende la formazione di una maggioranza stabile estremamente difficile, culminando in una serie di ripetute elezioni dal 2019.
Il Sistema Elettorale
Le forze politiche israeliane devono superare la soglia del 3,25% per entrare nel parlamento (Knesset). La complessità del sistema multipartitico e il requisito di 61 seggi per la maggioranza favoriscono coalizioni instabili. Il periodo di 28 giorni (estendibile a 42) dopo le elezioni per formare una coalizione, seguito da un possibile voto aggiuntivo se non si raggiunge il quorum, è diventato una costante nella politica israeliana negli ultimi anni.
Storia delle Elezioni Recenti
Negli ultimi cinque anni, Israele ha assistito a una serie di crisi politiche e ripetute elezioni. L'instabilità iniziò nel 2019 con un pareggio tra il Likud di Netanyahu e il partito Blu e Bianco di Benny Gantz, seguito da nuove elezioni nel settembre dello stesso anno e poi nel marzo del 2020. Nel novembre 2022, dopo aver formato un governo di unità nazionale, Netanyahu tornò al potere, sostenuto da coalizioni di estrema destra e ultra-ortodosse. La legislatura attuale è la prima a concludersi in 38 anni.
Partiti Principali
- Likud: Il partito di Netanyahu, tradizionalmente di centrodestra, si è spostato verso posizioni nazionaliste e conservatrici.
- Sionismo Religioso: Un partito di estrema destra con sette seggi in parlamento.
- Potere Ebraico: Guidato da Itamar Ben Gvir, ministro della sicurezza nazionale, un altro partito di estrema destra.
- Raam: Partito arabo che ha giocato un ruolo cruciale nella formazione del governo Bennett.
La partecipazione alle urne è prevista per circa 7,3 milioni di cittadini israeliani, inclusi i cittadini palestinesi israeliani e gli insediamenti coloniali in Cisgiordania e Gerusalemme Est. Tuttavia, un numero significativo di palestinesi non ha diritto al voto.