Il 4 novembre 2011, Groupon, la startup che aveva rivoluzionato il mercato degli sconti online, registrò un crollo del suo valore in borsa. Quindici anni fa esatti, l'azienda, nata nel 2007 con l'idea del «tipping point», valeva oltre 16 miliardi di dollari, raggiungendo una capitalizzazione massima il giorno della sua quotazione al Nasdaq. Tuttavia, a fine giornata la società capitalizzava circa 630 milioni di dollari, un valore che oggi è inferiore a 700 milioni.
Il crollo è stato documentato da una chiusura del titolo a 15,50 dollari il 3 novembre 2026. La vicenda rappresenta un esempio emblematico di come un'idea innovativa possa trasformarsi in una moda passeggera, evidenziando l’importanza di valutare attentamente i modelli di business e la sostenibilità dei profitti.
L'azienda, fondata da Andrew Mason e Eric Lefkofsky, aveva iniziato con un'offerta del giorno per la pizza al Motel Bar di Chicago. La crescita esponenziale, alimentata da investimenti ingenti e da una strategia aggressiva di acquisizioni di concorrenti, aveva portato a raggiungere 35 milioni di utenti nel solo 2010. Il rifiuto dell’offerta di Google, pari a 6 miliardi di dollari, aveva ulteriormente accentuato le incertezze sul futuro della società.
La storia di Groupon è un monito per gli investitori: non tutti i rapidi aumenti di valore sono sinonimi di creazione di valore reale. Il caso illustra la fragilità di modelli basati su fenomeni di passaparola e sull'effetto