Procura di Milano Contesta l’Algoritmo Glovo: Aumenti Ingannevoli e Richiesta di Assunzioni
Milano – La Procura della Repubblica di Milano ha aperto un’inchiesta contro Glovo, la piattaforma di delivery, contestando il meccanismo algoritmico utilizzato per calcolare i compensi dei suoi 40.000 ciclofattorini in Italia. Secondo il pm Paolo Storari, l'aumento del 40% e del 20% annunciato da Glovo – ovvero 14 euro all’ora anziché 10 e 3 euro a consegna anziché 2,50 – è un mero ‘cavallo di Troia’, in quanto l’algoritmo decurta in media 3 ore ogni 10 ore effettivamente lavorate dai rider.
Il Meccanismo dell'Algoritmo e le Contestazioni del Pm
L’algoritmo, denominato ‘tempo effettivo calmierato’, determina la nozione di tempo lavorativo in base a segmenti di consegna statistici. Il pm Storari critica l'opacità di questo sistema, sostenendo che i rider non riescono a capire se l'aumento sia un reale vantaggio o meno. L’Antitrust ha rilevato che l'algoritmo ne riconosce solo il 28% delle ore effettive, ovvero 343 mila su un milione e 197 mila, con una differenza di circa 340 mila ore.
La Richiesta della Procura: Trasparenza, Contratti e Assunzioni
Il pm Storari chiede al gip Roberto Crepaldi di imporre a Glovo di smontare l'algoritmo e renderlo trasparente ai lavoratori e allo Stato. Inoltre, richiede l’assunzione dei 4 mila rider che fanno 4 mila consegne all’anno e dei 1.200 che ne fanno 6 mila, riconoscendoli come lavoratori subordinati anziché autonomi, in linea con gli articoli 12 e 14 del decreto Meloni n. 62.
Le Posizioni di Glovo
Glovo difende il modello dei rider autonomi, sostenendo che ha già concordato con la Procura un aumento dei salari di 12 milioni in più all’anno. L'azienda contesta la richiesta del pm, sottolineando che i rider operano come lavoratori autonomi e rivendica comunque un salario superiore. Glovo afferma inoltre che il dato relativo alle ore di log-in non è disponibile.
Approfondimento
Il caso Glovo solleva questioni cruciali riguardo alla regolamentazione delle piattaforme digitali e al trattamento dei lavoratori. Il decreto Meloni impone alle piattaforme di fornire informazioni trasparenti sugli algoritmi, ma la contestazione del pm evidenzia come l'applicazione di questa normativa sia ancora in fase di definizione. La richiesta di assumere i rider come lavoratori subordinati rappresenta un punto di svolta potenziale, in quanto consentirebbe di tutelare i diritti dei lavoratori e garantire il rispetto delle normative sul lavoro.