Jacopo, 15 anni, è deceduto a seguito di un incidente avvenuto mentre si trovava su un traliccio. La notizia, riportata dal Corriere, ha scosso la comunità locale e sollevato interrogativi sulle circostanze della tragedia. Le prime ricostruzioni, basate sulle informazioni fornite dall'associazione sportiva dove il ragazzo frequentava l’istruttore, indicano che Jacopo non seguiva direttamente un programma strutturato, ma era particolarmente interessato a migliorare le proprie capacità di parkour.
Le dichiarazioni dell'istruttore
L'istruttore del ragazzo, intervenuto sulla vicenda, ha precisato che l’attività di parkour praticata in palestra non coincideva con la ricerca del rischio e l’arrampicata sul traliccio non era legata a una disciplina specifica. «Il parkour può essere pericoloso se viene praticato senza criterio», ha spiegato, «Per questo la prima cosa che insegniamo è proprio la capacità di riconoscere il pericolo». L'istruttore ha inoltre escluso, sulla base delle informazioni disponibili, l’ipotesi di una sfida organizzata sui social media.
Secondo le ricostruzioni, Jacopo si allenava da solo e non era particolarmente influenzabile dalle dinamiche dei social. La famiglia aveva iniziato a cercarlo venerdì sera quando non era rientrato a casa, e l'istruttore aveva ricevuto la chiamata dalla madre già poche ore dopo. L’associazione sottolinea l'importanza della prudenza nell'attività di parkour, evidenziando che il gesto del ragazzo non sembrava legato a una sfida organizzata.
La tragedia solleva interrogativi sulla sicurezza delle attività sportive all'aperto e sull'importanza dell'educazione al rischio. Le indagini sono in corso per accertare le cause precise dell’incidente e ricostruire con esattezza le circostanze del folgoramento.