Festival Nazionale Economia Civile: L'Amazzonia al Centro della Democrazia Energetica
Firenze – Durante la terza giornata del Festival Nazionale dell’Economia Civile, il tema della ‘democrazia energetica’ ha dominato i dibattiti. Un panel di esperti ha presentato una ricerca sull’impatto delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), supportata dall'Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile (ONESC). La ricerca, che ha mappato 351 CER – tra cui quelle solide e a impatto sociale – evidenzia come i modelli più efficaci siano partecipativi e coinvolgano molteplici stakeholder.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili: Un Modello di Sviluppo
L’indice NESC sulla conoscenza delle CER è attualmente molto basso (0,32/1), sottolineando la necessità di una maggiore sensibilizzazione. Le CER si sviluppano soprattutto in aree con forti reti associative e istituzionali, generando risparmi energetici, contrastando la povertà, incentivando gli investimenti locali e promuovendo il capitale sociale. L'obiettivo è riconoscere le CER come soggetti economici pienamente operativi, dotati di accesso alle risorse, trasparenza e accountability.
L’Esempio dell’Amazzonia: Un Intervento Cruciale
Mario Mantovani, ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato un contributo fondamentale sul tema. Parlando dall'Amazzonia, dove vivono circa 20 milioni di persone – tra cui 2-4 milioni nelle principali città – ha sottolineato l’importanza di garantire l’accesso all’energia a tutte le comunità. L'associazione di Mantovani si impegna a portare pannelli solari, connessione internet e strumenti essenziali per l'integrazione delle popolazioni locali. Inoltre, supporta la valorizzazione delle attività estrattive e di raccolta dei prodotti della foresta (come le noci del Brasile), aiutando le comunità a ottenere certificazioni e a commercializzare i loro prodotti al giusto valore.
Il Ruolo della Tecnologia e la Sfida Culturale
Nicola Armaroli, dirigente di ricerca CNR, ha sottolineato che il 90% delle tecnologie necessarie per la transizione energetica è già disponibile. Ha evidenziato l’importanza di evitare di posticipare la transizione elettrica in attesa di soluzioni futuristiche come fusione o CCS. Ha inoltre evidenziato un problema cruciale: la carenza di manodopera specializzata nel settore delle rinnovabili in Italia, con 300 GW di richieste di allacciamento presso Terna per le sole rinnovabili, contro una potenza di picco tra i 45 e i 50 GW. “Il problema è principalmente culturale: vogliamo fare la transizione elettrica, ma ci mancano banalmente gli elettricisti” ha concluso Armaroli.