Eni sta valutando la possibilità di mantenere il tetto ai prezzi dei carburanti fino alla fine dell'anno, una decisione che potrebbe comportare un costo di circa 100 milioni di euro al mese. La mossa, secondo fonti interne, è motivata dalle preoccupazioni dei distributori convenzionati, ovvero le stazioni Eni e Enilive che acquistano i prodotti raffinati della compagnia. Queste stazioni, che rappresentano il 75% degli impianti italiani, si trovano ad affrontare un contesto di prezzi elevati per le materie prime, con conseguenti margini ridotti.
Il Ruolo dei Convenzionati e le Richieste di Rimborso
La situazione è delicata: i convenzionati hanno già acquistato i carburanti che venderanno lunedì, basandosi sui prezzi consigliati da Eni. Tuttavia, alcuni gestori lamentano giacenze di prodotti troppo elevate per giustificare il contributo flat di 1.500 euro promesso da Enilive come rimborso. Di fronte a questa disparità, l'associazione Gestori Carburanti Treviso ha inviato un’urgente richiesta ad Eni, sollecitando un impegno formale per la compensazione delle perdite economiche derivanti da una potenziale riduzione dei prezzi e specificando le modalità e le scadenze per la comunicazione delle giacenze. Eni ha assicurato di voler provvedere alla compensazione dei costi.
La decisione di Eni di mantenere il tetto ai prezzi, se confermata, potrebbe innescare un conflitto con i distributori convenzionati, che si trovano a dover sostenere un costo significativo legato all'acquisto dei prodotti. La questione è al centro del dibattito nel settore e solleva interrogativi sulla futura politica dei prezzi dell’energia in Italia. Il nodo centrale è la concorrenza, che potrebbe essere ostacolata da questa strategia di controllo dei costi.