Niger: Un Regime in Equilibrio Precario
Il tentativo di colpo di stato che ha scosso il Niger la scorsa settimana ha rivelato una serie di fragilità all’interno del paese e della coalizione Saheliana. Guidata dal generale Abdourahamane Tiani dalla giunta militare, la nazione è da tempo alle prese con l'instabilità legata alla minaccia jihadista, culminata nell'attacco del Gruppo di Sostegno all'Islam e ai Musulmani (Gsim) ad giugno. Il recente scontro armato, che ha visto coinvolti soldati ammutinati e il presidio presidenziale, ha evidenziato la vulnerabilità del regime.
Le Dinamiche del Colpo di Stato
L'attacco iniziale, focalizzato su obiettivi strategici come la base militare 101 e le sedi televisive, è stato rapidamente represso dalle forze fedeli a Tiani, supportate dall’intervento della Russia. Il bilancio delle vittime è pesante, con decine di soldati uccisi o arrestati. Il governo ha descritto l'evento come un "moto di rabbia" tra i combattenti giovani, esasperati dalla lotta contro il terrorismo.
L’Intervento Russo e la Crisi dell’AES
Un elemento cruciale della vicenda è stato l’intervento delle forze russe dell'Africa Corps, una formazione militare creata dal Cremlino dopo la scomparsa di Prigožin. Si stima che circa 200-300 soldati russi fossero presenti alla base 101 durante il conflitto. La “grande assente” è stata l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), una coalizione di paesi del Sahel, tra cui Mali e Burkina Faso, guidata da Tiani. Il governo nigeriano aveva previsto la presenza di circa 5.000 uomini pronti a intervenire contro il terrorismo jihadista.
Il Ruolo dell'Algeria e le Nuove Alleanze
L’Algeria ha giocato un ruolo significativo nel sostenere il regime di Tiani, inviando aerei militari in segno di solidarietà. Questa mossa segna una rottura con la politica tradizionale di non intervento nella regione. La ripresa delle relazioni tra Algeria e Niger, nonché l'interesse crescente della Russia, suggeriscono un cambiamento nelle dinamiche geopolitiche del Sahel.