La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per aver utilizzato stereotipi sessisti e linguaggio colpevolizzante in un caso di violenza domestica e sessuale. La sentenza, pubblicata il 2 luglio, riguarda il ricorso di una cittadina francese, Audrey Carmen Ubeda, e dei suoi figli minorenni.
Il pubblico ministero italiano aveva minimizzato la gravità degli abusi subiti dalla donna, definendo come "scherzo" un presunto tentativo di uccisione con il coltello e descrivendo i colpi ai figli come "misure disciplinari". Inoltre, aveva sostenuto che la violenza sessuale non fosse provabile a causa della "resistenza normale" delle donne durante le avances degli uomini.
La Cedu ha criticato l'inefficacia delle indagini, i ritardi procedurali e la mancanza di un'adeguata risposta alla gravità dei fatti. La sentenza evidenzia anche una serie di inadempienze, tra cui il mancato riconoscimento delle dinamiche complesse della violenza domestica e la negligenza nell'adozione di misure protettive per la vittima.
Il caso ha sollevato forti polemiche in Italia, mettendo in luce problemi legati alla gestione dei casi di violenza e all'utilizzo di un linguaggio che può colpevolizzare le vittime.