La vicenda relativa all’attentato dinamitardo nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci, orchestrato secondo le accuse da Marco Lavitola, ha raccolto nuovi elementi grazie alla testimonianza di Natalia Potenza, l'ex compagna dell'impresario. Interrogata dai pubblici ministeri per oltre dieci ore, Potenza ha fornito dettagli sugli affari gestiti dal marito, rivelando un coinvolgimento in operazioni finanziarie complesse e il presunto utilizzo di fondi illeciti.
Nuove Testimonianze e Dubbi sulla Verità
La testimonianza è arrivata grazie a Benjamin Chimutengo, socio di Lavitola in Zimbabwe, che ha inizialmente espresso dubbi sulle transazioni finanziarie gestite. Successivamente, Potenza ha confermato la propria estraneazza all'attentato, ribadendo di non sapere nulla della bomba e sottolineando come l’indagine si concentrasse su Gomes Clesio Tavares, il presunto esecutore del commando. La sua versione, tuttavia, è avvolta nel dubbio, data la sua posizione di testimone pregiudizialmente ostile e la natura delicata delle informazioni che ha fornito.
L'avvocato di Lavitola, Sergio Cola, ha reagito con forza, denunciando l'utilizzo improprio della corrispondenza privata tra Potenza ed il suo ex. Ha inoltre inviato una diffida all’avvocato di Potenza, sottolineando la violazione delle norme legali in merito alla raccolta e all’utilizzo di prove private. La vicenda si complica ulteriormente con il rischio di contestazioni procedurali che potrebbero rallentare l'inchiesta.
La testimonianza di Natalia Potenza, pur non risolvendo immediatamente le questioni centrali dell'indagine, rappresenta un elemento cruciale per comprendere la rete di interessi e i possibili moventi dietro l'attentato. La sua versione contrasta con quella iniziale di Lavitola e Gomes, aprendo nuove piste di indagine e sollevando interrogativi sulla veridicità delle dichiarazioni precedenti.