Berlino non può nascondere le sue Ong (e le navi degli sbarchi)
La questione dei migranti in arrivo via Ong è diventata un nuovo punto di frizione tra il governo italiano e la Germania. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha adottato una strategia di controffensiva, mettendo in discussione l'accordo bilaterale con l'Unione Europea e chiedendo un meccanismo di compensazione per gli sbarchi organizzati da ONG tedesche. La disputa si concentra sui cosiddetti ‘dublinanti’, migranti che arrivano in Europa tramite paesi di primo approccio come l’Italia, per poi spostarsi verso altri Paesi europei alla ricerca di asilo.
Il Regolamento di Dublino e il blocco dei rientri
Il regolamento di Dublino stabilisce che la competenza nel rimpatrio dei richiedenti asilo rimane al primo Paese d’ingresso. Tuttavia, l'Italia ha deciso di sospendere per tre anni l'applicazione del regolamento, ottenendo un accordo dal governo europeo. Berlino contesta questa decisione e continua a bloccare i rientri di chi è sbarcato prima del 12 giugno 2026, data in cui il nuovo Sistema europeo d’asilo (Seca) entrerà in vigore.
La politica interna tedesca e la pressione elettorale
La situazione è ulteriormente complicata dalla politica interna tedesca. Il cancelliere Friedrich Merz ha riaperto il dibattito sugli sbarchi, sfruttando le preoccupazioni legate alle prossime elezioni in alcuni Länder, con l'AfD che rischia di ottenere il primo governatore nella Sassonia-Anhalt. La Cdu di Merz punta a una stretta contro i migranti irregolari per guadagnare consensi.
Il ruolo delle ONG e la richiesta di compensazione
Per aumentare la pressione su Berlino, il governo italiano ha proposto un ‘meccanismo di compensazione’ in base al quale le ONG tedesche sarebbero responsabili di una quota degli sbarchi generati dalle loro operazioni via Ong. I dati mostrano che il 53% degli sbarchi tramite Ong in Italia fa capo a organizzazioni tedesche (22.513 su 42.388, fonte Viminale), con un contributo quadruplo rispetto alle navi di altre bandiere ma di proprietà tedesca. Questo dato viene utilizzato dal governo Meloni per rilanciare la trattativa.
Il contesto storico e finanziario
La situazione è legata anche all'apertura dell'allora cancelliera Angela Merkel nel 2015, che decise di non applicare il regolamento di Dublino ai richiedenti asilo siriani. Il Bundestag ha stanziato 8 milioni di euro (2024-2026) per la rete United4Rescue e il governo Scholz aveva già erogato 790 mila euro a Sos Humanity, finanziate in gran parte da donatori privati.