L’inchiesta sulla gestione del controllo della curva dell’Inter ha portato alla luce un traffico d'armi gestito da Ivan Bittolo, noto personaggio legato alla criminalità organizzata. Secondo le testimonianze di Beretta, ex ultras dell’Inter e protagonista delle tensioni legate al controllo della curva, il ristorante di Bittolo a Cassina de' Pecchi era un punto di riferimento per l'approvvigionamento di armi e munizioni. Beretta, temendo per la propria incolumità in un periodo di alta tensione, si recava regolarmente nel locale, dove Bittolo gli forniva informazioni su 'roba' disponibile, spesso proponendo acquisti di bombe a mano e fucili.
Le Dichiarazioni di Ferdico
Anche Marco Ferdico, ex frontman della Curva Nord dell’Inter ed ora collaboratore di giustizia, conferma il ruolo criminale di Bittolo. Ferdico descrive Bittolo come un trafficone e spacciatore legato alle 'ndrine calabresi di Capo Rizzuto, specificando che era possibile procurarsi armi direttamente da lui. La rete di Bittolo coinvolgeva anche un ‘tipo strano’ per le consegne, non identificato ufficialmente.
L'indagine evidenzia un collegamento diretto tra ambienti ultras, criminalità organizzata e il mercato illegale delle armi. Le dichiarazioni di Beretta e Ferdico, confermate dal contesto criminale di Bittolo, suggeriscono una profonda infiltrazione della criminalità nel tessuto sociale legato al tifo calcistico. La vicenda solleva interrogativi sulla sicurezza dei gruppi ultras e sul controllo del territorio da parte di organizzazioni criminali.
Le indagini sono ancora in corso per identificare tutti i soggetti coinvolti e ricostruire il flusso delle armi trafugate. L'operazione ha portato all'arresto di diversi individui e alla messa sotto accusa di una rete criminale che operava con impunità nel territorio.