Un gruppo di parlamentari animalisti ha espresso forte opposizione alla recente riforma della caccia, definendola incostituzionale e potenzialmente pericolosa per la sicurezza pubblica. La posizione è stata ribadita in udienza presso la Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, dove sono state sollevate preoccupazioni riguardo all'ampliamento dei periodi venatori, all'aumento delle specie cacciabili e alle pratiche di caccia anche durante le ore notturne con l’utilizzo della neve.
Contesto e Critiche
La riforma in discussione mira a modificare la normativa vigente sulla caccia, suscitando un acceso dibattito tra ambientalisti, animalisti e rappresentanti del mondo agricolo. Le associazioni animaliste, tra cui WWF, Lipu, Enpa, Legambiente, Oipa, Lac e Gaia, contestano l'attuale proposta, ritenendola in contrasto con i principi costituzionali relativi alla tutela della fauna selvatica e alla sicurezza dei cittadini. La deputata Michela Vittoria Brambilla ha sottolineato la necessità di correggere errori grossolani nel testo legislativo, evidenziando il forte dissenso popolare verso la caccia, stimato all'80%.
Le critiche si concentrano su diversi aspetti. Innanzitutto, l'articolo 9, 10, 32, 41 e 117 della Costituzione italiana vengono citati come base per contestare la riforma. Inoltre, viene evidenziata la potenziale violazione della sicurezza pubblica a causa dell'estensione dei periodi venatori e delle modalità di caccia, inclusa l’utilizzo della neve notturna. I rappresentanti animalisti ricordano i 462 decessi e migliaia di feriti registrati nelle battute di caccia tra il 2007 e il 2025.
Un ulteriore punto di contestazione riguarda il ruolo attribuito al cacciatore come “bioregolatore” e il rispetto della fauna selvatica, considerati non sufficientemente tutelati. Le associazioni animaliste denunciano anche la depotenziamento dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che perderebbe la sua funzione di parere vincolante, e l’aumento delle specie cacciabili e dei periodi venatori.
Nonostante le preoccupazioni espresse, il governo continua a sostenere la riforma, motivata dalla volontà di “garantire chi la esercita con onestà e con passione”, modificando la legge 157 del 1992 e trasformando le sanzioni amministrative in responsabilità penali. Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha difeso l'iniziativa, sottolineando il lavoro svolto per tradurre le norme europee e promuovere una gestione più responsabile della caccia.