Carlos Alcaraz ha segnato un'inattesa svolta nella sua strategia di pressione sui Grand Slam, ritirandosi dalla campagna di protesta che mirava a ottenere una quota maggiore dei ricavi destinati ai giocatori. La decisione, rivelata dal Times in concomitanza con il torneo degli Us Open, rappresenta un cambio di passo significativo rispetto alle recenti azioni intraprese insieme a Jannik Sinner, Aryna Sabalenka e Coco Gauff.
Un Cambiamento di Priorità
Inizialmente, Alcaraz aveva firmato la lettera inviata ai quattro Slam che chiedeva un aumento del 22% dei ricavi entro il 2030, oltre a maggiori investimenti nel benessere dei giocatori e alla creazione di un consiglio consultivo. Questa posizione, espressa in modo deciso durante le Interazionali d'Italia, aveva portato Sabalenka a considerare l’ipotesi di un boicottaggio e Sinner a criticare la mancanza di rispetto verso gli atleti. La protesta si era manifestata anche attraverso una riduzione del tempo dedicato ai media al 15%, simbolo della richiesta sui ricavi.
Tuttavia, negli ultimi mesi, grazie a segnali positivi come l'aumento dei montepremi da parte di Wimbledon (64,2 milioni di sterline) e degli Us Open (108 milioni di dollari), insieme all’annuncio di un Consiglio Consultivo, la posizione dei giocatori si è fatta più flessibile. Ora, Alcaraz sembra aver spostato il suo focus su una battaglia altrettanto importante: quella contro il calendario ATP.
La decisione di Albert Molina, rappresentante dello spagnolo, indica un’evoluzione della strategia, probabilmente motivata dalla percezione che i progressi fatti sui Grand Slam fossero insufficienti a soddisfare le richieste dei giocatori. L'attenzione si sposta ora sulla gestione del carico di lavoro e sulla flessibilità del calendario, elementi cruciali per il benessere e la performance degli atleti.