Abatantuono: Un Milan ‘aziendalista’ e un tifo Como
Gerry Abatantuono, ex calciatore e figura di spicco nel panorama sportivo italiano, ha rilasciato dichiarazioni sorprendenti sul nuovo corso del Milan sotto la guida di Gerry Cardinale. In un'intervista a Gazzetta, l’ex attaccante ha espresso il suo disappunto per un approccio alla squadra che definisce ‘aziendalista’, sottolineando come il Milan abbia perso il legame con i propri tifosi.
«L’unica cosa che hanno in comune è l’elicottero. Punto», ha dichiarato Abatantuono, parlando delle strategie di Cardinale, paragonandole a quelle di Silvio Berlusconi. «Non mi piace il Milan di Cardinale. Sono bravo a tennis… Sinner ha il mio stile». La critica principale riguarda la mancanza di un’identità legata al tifo, un elemento che caratterizzava le gestioni di presidenti come Moratti.
Il Mercato e le Scelte
Abatantuono ha analizzato anche i movimenti del mercato, evidenziando l'arrivo di Amorim e Ramos. «Questo Amorim non lo avevo mai sentito in vita mia», ha ammesso, «ma non per cattiveria, semplicemente perché non faccio il giornalista e conosco solo quelli più famosi». L’acquisto di Ramos è visto con ottimismo: «Ha già segnato, dovrebbe essere bravo».
Il tifo Como, invece, rappresenta un'inversione di tendenza. «Da un paio d’anni sono diventato loro tifoso», ha spiegato Abatantuono, motivando la scelta con l’approccio ‘mega ricco’ del presidente e il desiderio di divertirsi. «Se hanno 100 miliardi, che ne ballassero 50 in giro».
Aneddoti e Riflessioni
Abatantuono ha concluso l'intervista con un aneddoto legato a Gianni Rivera, ricordando il loro incontro da bambini. «Quando ero piccolo con la mia famiglia ci siamo spostati da Giambellino a piazza Velasquez, mamma e papà avevano un negozio lì. Abitavamo in un palazzo al secondo piano e in quel periodo era venuto a stare lì anche Rivera, lui era al settimo», ha raccontato. «Ero piccolino, lo vedevo spesso, facevo però finta di niente perché non mi piaceva passare per quello che chiedeva l’autografo. Dicevo: se non mi saluta lui, io non lo saluto».